Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito web. Maggiori informazioni.

Land Rover 110 “VAV”

 


9° Reggimento paracadutisti d’assalto Col Moschin
Il 9° Reggimento paracadutisti d’assalto Col Moschin è l’erede di quello che nel lontano 1915 fu costituito come compagnia autonoma esploratori Arditi, uomini selezionati per il loro grande coraggio e addestrati appositamente per quei compiti dove si richiedevano capacità superiori.
Memorabili sono le loro azioni si decise, allora, di costituire un battaglione d’assalto in ogni Armata dello schieramento italiano, mano a mano che il loro successo cresceva, il nemico austro-ungarico li temeva sempre di più, fino a diventare il reparto italiano più temuto di tutta la Grande Guerra. In virtù di questo loro carattere speciale, vennero dotati di una diversa divisa, che comprendeva le famose fiamme nere, di armamenti particolari e il loro addestramento e la loro preparazione era a livelli fino ad allora impensati.
Dopo la ritirata di Caporetto il reparto fu riorganizzato e affidato al comando dell’ormai leggendario Giovanni Messe.
Bisognerà aspettare il 1942 per rivedere operativo il reparto, quando venne richiesta la costituzione di un Battaglione Arditi, il quale doveva essere composto da militari d’esperienza e decorati almeno con la croce di guerra al valor militare, il 15 settembre 1942 venne ufficialmente costituito il X Reggimento Arditi, che aveva una forza di più di 300 uomini, in seguito, vennero costituiti altri 2 battaglioni Arditi.
Il X Arditi operò anche in contrasto allo sbarco in Sicilia nel 1943, dopo l’armistizio il reparto si disgregò e alcuni andarono a combattere con gli Alleati, altri con i Nazifascisti.
In particolare, il reparto che si schierò con gli Alleati venne rinominato IX Reparto d'Assalto, ed il comando fu affidato al Ten.Col. Guido Boschetti, dopo la fine della guerra, il reparto venne sciolto.
Il reparto rinasce nel 1952, quando venne costituito un Plotone Speciale, denominato poi Reparto Sabotatori Paracadutisti, con compiti di sabotaggio e svolgimento di azioni di alto valore strategico, l’unità nel 1961 l’unità passò di livello, prendendo il nome di Battaglione Sabotatori Paracadutisti. Nel 1964, 2 uomini del reparto furono mandati negli USA per addestrarsi assieme alle Special Forces e tornati in Italia applicarono le tecniche di addestramento e operazione apprese negli Stati Uniti, in particolare nel settore delle operazioni dirette e indirette, in quel periodo venne redatta la famosa “libretta rossa”, il manuale, mai ufficializzato, del reparto. Nel 1966 il reparto ebbe modo di rischierarsi operativamente in occasione dell’emergenza terrorismo in Alto Adige, dove con circa 40 operatori contribuì alla bonifica del territorio da ordigni esplosivi, e alla cattura di pericolosi elementi. Il Battaglione pagò anche un tributo di sangue, in quanto nell’attentato di Cima Vallona persero la vita 2 operatori, e un altro rimase ferito. Altri impegni arrivarono nel 1975, con la sorveglianza della linea ferroviaria Firenze-Arezzo, possibile teatro di attentati.Nel 1975 il reparto fu ridenominato IX Reparto d’Assalto Col Moschin, vent’anni più tardi, il 24 giugno 1995 il reparto assume l’attuale denominazione di IX Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, con base nella caserma Vannucci di Livorno.
Attualmente il reggimento si compone di un battaglione incursori, forte di circa 200/250 operativi, divisi tra 110ma e 120ma compagnia incursori, di una compagnia comando e supporto logistico, che si occupa dell' amministrazione del Reggimento e dell'acquisizione di materiale di supporto per gli operatori e di una compagnia trasmissioni, che si occupa dei contatti tra le basi ed i distaccamenti operativi, infine vi è il RAFOS (Reparto Addestramento Forze Operazioni Speciali) dove vengono addestrati i futuri operatori e che ha sede presso l’ex tenuta presidenziale di S. Rossore, alla foce dell’Arno.Le compagnie incursori si compongono di diversi distaccamenti operativi, i quali sono formati da 8 operatori, ognuno dei quali possiede una specializzazione particolare, ogni distaccamento può essere ulteriormente diviso in “brick”, cioè sezioni di 4 operatori.

SELEZIONE ED ADDESTRAMENTO:
Per gli aspiranti la strada è lunga, la selezione è aperta a tutti i militari dell’Esercito in ferma permanente, e comincia con delle prove fisiche di pre-selezione dove bisogna superare le seguenti prove nel tempo massimo di 1 minuto:
- almeno dieci trazioni alla sbarra;
- almeno trenta piegamenti sulle braccia (flessioni);
- almeno quindici piegamenti alle parallele;
- almeno quaranta piegamenti addominali;
e per finire:
- corsa piana, 1500 mt, in massimo 6'.
Superate queste prove iniziano le 3 settimane di tirocinio pratico, durante le quali devono essere completate sette marce zavorrate su percorso noto, a difficoltà crescente. Si comincia con una marcia diurna di 10 kilometri su percorso in piano per terminare con una marcia notturna di circa 24 kilometri su terreno vario. Accompagna gli aspiranti incursori uno zaino di 20 kilogrammi di peso.
Chi supera queste prove è ammesso a frequentare il corso incursori, il mitico 80/B, dove per 11 mesi i futuri incursori apprenderanno tutte le metodologie operative delle forze per operazioni speciali, il corso si svolge per moduli addestrativi che comprendono:
- topografia e navigazione terrestre
- armi e tiro
- esplosivi e tecniche di demolizione
- addestramento individuale al combattimento
- tecniche di primo soccorso
La seconda fase della formazione avviene sia presso i Centri Addestramento di specialità dell'Esercito che presso la Marina Militare:
- sci, roccia e combattimento in montagna
- tecnica dell'aviolancio in caduta libera da alta quota
- corso per subacquei e navigazione marittima

Un ulteriore periodo perfeziona la preparazione nel combattimento urbano, nel riconoscimento di mezzi e materiali e l’uso di apparati di comunicazione.
Inoltre gli aspiranti incursori svolgono corsi di evasione, fuga e resistenza all’interrogatorio, per prepararsi a fronteggiare la durezza di una possibile cattura in territorio nemico. Il personale giudicato idoneo al termine del lungo ciclo addestrativo, consegue la specializzazione di Incursore Paracadutista e viene assegnato alle Compagnie Incursori del Reggimento. Da notare che durante tutti gli 11 mesi, se un allievo è ritenuto non idoneo può essere allontanato dal corso, vi sono casi di allievi allontanati nella penultima settimana perché ritenuti non idonei.

COMPITI OPERATIVI: I compiti di questo reparto d’elite sono sabotaggi, incursioni contro assetti ad alto valore operativo dello schieramento nemico e obiettivi strategici, infiltrazioni dietro le linee nemiche per segnalare la posizione di obiettivi, il salvataggio di ostaggi in zone di guerra, l’evacuazione di personale civile da zone di guerra, addestramento di reparti similari di altri paesi, direzione del fuoco aereo/terrestre/navale contro bersagli altamente paganti, attività di intelligence sul campo.

OPERAZIONI NOTE: Oltre alle operazioni come quelle in Alto Adige negli anni ’60 il reparto ha svolto moltissime altre operazioni, alcune note, alcune meno note, alcune altre la cui esistenza rimarrà per sempre segreta, possiamo solo fare una piccola analisi di quelle di cui ci è dato sapere. Nel 1982 vengono schierati dei distaccamenti operativi in Libano per contribuire alla missione delle Nazioni Unite, dove venne usato non nel suo ruolo primario, ma come forza di protezione per i campi profughi di Sabra e Chatila, solo in seguito si spinse in missioni di intelligence e di pattugliamento a lungo raggio, anche fuori dal settore italiano, in particolare, secondo alcune indiscrezioni, gli uomini del Col Moschin avrebbero eliminato una cellula terroristica che preparava un attentato contro il contingente Italiano. Nel 1991 delle aliquote furono schierate in nord Iraq, nell’ambito della missione Airone, dove gli operatori effettuarono pattugliamenti congiunti con le Forze Speciali statunitensi. Nei primi anni '90 il Reggimento fu chiamato ad intervenire in ben 2 teatri: il Ruanda nel 1994 e la Somalia dal '92 al '94. Durante tutti gli anni ’90 il reparto fu impegnato nei Balcani, in particolare in Bosnia, dove il Col Moschin viene utilizzato come reparto per il controllo degli accordi di pace e nell’individuazione e cattura di eventuali criminali di guerra. Nel 1999 è toccato a Timor Est ricevere la “visita” dei nostri incursori, quando, a seguito della missione di pace che vide protagonista la Folgore vennero inviati alcuni distaccamenti del IX Reggimento.
Nel 2001 iniziò la missione ISAF in Afghanistan, che è ancora in corso in cui il Col Moschin si occupa di garantire la sicurezza del contingente italiano.
Nel 2003 gli incursori iniziano un'altra missione in Afghanistan, nell’ambito di Nibbio1 e 2, che per 9 mesi terranno impegnati gli operatori in azioni dirette a distruggere le cellule di Al Qaeda e il gruppi restanti di Talebani operanti nella zona di Kowst e Gardez.
Nel 2003 inizia anche un altro importante ciclo operativo, che dura ancora adesso, con il rischieramento di 2 distaccamenti operativi in Iraq, nella zona di Nassiryah.

EQUIPAGGIAMENTO ED ARMAMENTO: Il Col Moschin è senza dubbio, assieme al GOI, il reparto con l’armeria più fornita d’Italia, il reparto possiede diversi tipi di armi, limitandoci alle più usate possiamo dire che come arma principale il reparto usa, dal 2002, la carabina M4 SOPMOD, ormai lo standard per i reparti SF, prima di questo veniva utilizzato il Beretta SCP 70/90 e lo Steyr AUG, il quale però si è dimostrato inaffidabile in ambienti desertici, malgrado fosse stato utilizzato nelle operazioni nella Ex-Jugoslavia. Come arma secondaria gli operatori hanno sempre usato la Beretta 92, in diverse versioni, ultimamente però a questa si è aggiunta anche l’ottima Glock 17. Come arma di squadra è utilizzata la famosa Minimi, fornita anche di ottiche per il tiro istintivo, nel settore dei fucili di precisione abbiamo i Maser SP66 e 86 da 7.62, con funzionamento manuale, gli Acuracy AWP silenziati, sempre a funzionamento manuale e calibro 7.62 e gli MSG90 semiautomatici, sempre in 7.62, nel settore dei fucili “pesanti” troviamo gli ottimi Sako TRG-42 338 Lapua e i temibili Barret M82 e M95 calibro 12.7mm.
Per il combattimento a distanza ravvicinata sono presenti poi gli MP5, sia in versione silenziata che non, sempre per il combattimento CQB sono in dotazione anche fucili a canna liscia Benelli M4 e Beretta RS 202. Per l’impiego sui veicoli è possibile usare mitragliatrici M2 da 12.7mm e lanciagranate Sako Mk19 da 40mm, recentemente sono stati acquisiti anche missili anticarro di nuova generazione Spike. Sono a disposizione del reparto anche molti tipi di apparati elettronici, come i visori notturni Litton monoculari e binoculari, ottiche da combattimento, come l’ACOG, a “punto rosso” Aimpoint M68 e mirini olografici, come gli EOTech, sono inoltre presenti apparati per “marcare” i bersagli AN/PEQ 2, per l’osservazione sono utilizzate camere termiche francesi Thales e Sagem, completano la dotazione radio individuali e radio non intercettabili.  Nel settore dei mezzi di trasporto il Col Moschin dispone di VM90 modificati e dei VAV, cioè dei Land Rover 110 muniti di kit WMIK, che fa da tagliacavi, supporto per le armi di bordo e rollbar.
Per il movimento in ambienti marini il reparto dispone di canoe biposto Hart, gommoni autogonfianti Zodiac commando con motore 40Cv e gommoni Zodiac Hurricane II, che possono portare un intero distaccamento a velocità di oltre 50 nodi, grazie ai 2 potenti motori da 175Cv e sono dotati di GPS, radar di navigazione e supporti per armi (lanciagranate e mitragliatrici).

 

 

Copyright © - CARLO BARDELLI - Via Trieste 84 - 28066 Galliate (NO)

P.IVA 08242880154 - Tel. +39 347 970 5732